Libera di fare. Semplicemente nuda. Quello che vuole essere: l’intervista a Emma Masut

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Intervista e articolo di Daniele Bonnes

L’ho trovata! Mi sono detto. Quando mi hanno chiesto di curare la rubrica di Arte e Cultura, che mi onora profondamente e aprofitto di ringraziare Chiara D’Incà e Roberto Srelz per l’affidamento della cura di questo spazio, ho pensato subito alla storia.
Le persone più incredibili che hanno creato porte che attraversiamo materialmente e con lo spirito miriadi di volte. Poi però dato che non mi è mai piaciuto citare, sebbene la citazione sia fondamentale nel riportare un pensiero, ho
sempre preferito mescolare tutti gli stimoli fondendoli con altre riflessioni formulandone di nuovi. Sempre in discussione. E spesso dimenticando da dove li avessi sentiti.
Quindi, concentrarmi sull’ennesima analisi, certo, sempre originale, di qualche artista passato non avrebbe portato magari nuovi contenuti tanto originali, innovativi e stimolanti. Allora, ho pensato a cercare, chiedere, trovare, persone espressive, artisti, artigiani, performer, nessuna categoria in questo caso va mai bene, ma di sicuro energie profonde che possano coltivare la loro, e l’Arte e la Cultura degli altri, con le loro invenzioni ed esperimenti. Folli, che fan parte della poesia. Questa sarà la rubrica.
E la prima di questa intervista è @citronellalala, anche Emma Masut.
Di seguito ci sarà l’intervista, l’estratto dalla nostra nottata su Whatsapp, innanzitutto ci sono state aperture bellissime. Immaginare che lei, d’impulso si metta a creare e solo dopo guardando l’opera provi a ricondurla a un pensiero logico è il chiaro esempio folle dell’artista connesso. Il flusso di coscienza, certo, che passa attraverso i neuroni, i nostri calcoli ma anche le nostre sensazioni, è primario e originario.
Lo spunto di Emma, dicendo che alla fine il fruitore, lettore, chi guarda il lavoro(come le piace chiamarlo)/l’opera, veda sempre se stesso o la concezione di lei attraverso sè, è illuminante.

Opera di @citronellalala

Lo trovo vero, autentico.
Il difetto di chi analizza tutto è andare troppo in profondità, si diceva che la bellezza è inesauribile, rimanda sempre a qualche altro significato e non si riesce mai a cogliere del tutto, altrimenti finirebbe. Così l’arte di Emma.
Mi hanno folgorato molteplici sensazioni.
A citarle potrebbero limitarsi. Basta andarle a vedere, come da quest’intervista confido esca fuori, si parla di una persona, che sente di essere lei lei quando disegna ma di avere ancora tanta potenzialità da dare e da esprimere, in nuove forme d’arte, dalla scultura alla tridimensione, non limitandosi alla pittura. Una persona, una donna, dentro.
L’intonazione si faceva sicura e intransigente su un sentimento che la toccava profondamente.
Lo spazio della Donna.
Semplicemente nuda perchè libera di fare ciò che vuole con il suo corpo e di essere ciò che vuole.
Da non abbassare la guardia. Non se ne parla troppo o non se ne parla bene come si dovrebbe.
Qui, Emma, sfonda una porta aperta, tutte le considerazioni sulla Donna, sull’essere, che a differenza dell’uomo porta una dualità, un accoglimento di un altro essere umano, porta già a vedere le cose diversamente, ma non nel compatimento di una negatività e di una colpa, anzi, nell’ammirazione di un dono, faticoso, doloroso, meraviglioso e il più grande generatore esistente.
Di Vita. Ora, godiamoci quest’intervista e poi godiamoci i lavori, ognuno nel suo cuore, sempre una leggenda.

 

  1. Anche se possiamo essere tutto e ogni sensazione è intima e indescrivibile, quali sono le tre sensazioni che ti piacerebbe una persona provi vedendo una tua opera?I miei disegni sono estremamente interpretabili. Quello che disegno
    lo disegno d’impulso. Non rifletto molto su ciò che voglio far vedere alla gente. Ciò
    che vede la gente se lo ricava da sola. Non dò quasi mai nessuna spiegazione. Talvolta
    c’è chi capisce il mio intento, a volte no. Ma non è una cosa negativa. L’importante è
    che riesca a provare delle emozioni. A cosa riconduca non mi riguarda. A me non
    interessa cosa una persona provi ma mi interessa che provino emozioni forti.
  2. Quindi comunque a volte c’è un intento?Sì c’è un intento di comunicare. Sono strettamente personali, sono
    sempre stati flussi di pensieri. In ordine casuale come capitava nella mia testa. Dopo
    aver disegnato mi chiedo cosa volevo dire, volevo dire solo quella cosa lì, io stessa mi
    trovo in difficoltà a capire ciò che sto disegnando. Di conseguenza è difficile che un
    pubblico esterno capisca perchè è intimo, molto personale. Spesso le persone che mi
    conoscono faticano a capire, spesso faccio fatica anch’io.
    La mia testa messa in un foglio.
    In alcuni disegni un filo conduttore visibile che tutti possono comprendere c’è ed è
    diventato meno impulsivo con il passare del tempo, ma generalmente è una cosa
    estremamente fluida. Dalla testa al foglio.
  3. Con le tue opere senti di realizzare te stessa?
    Non so se mi sento realizzata, il mio modo di lavorare è differente
    a seconda dei periodi, guardando i miei vecchi disegni vedo che il modo di disegnare
    cambia continuamente. Quindi non mi sento effettivamente realizzata. O non
    avverrà mai o avverrà in un periodo molto più avanti della mia vita, non è qualcosa
    che sento vicino a me. Non so neanche se è un mio intento la realizzazione, ciò
    che disegno non tende alla realizzazione ma semplicemente a descrivere ciò
    che succede, ciò che vedo, ciò che sento, comunque cerco di dare un obiettivo
    alla mia vita, ma la sento lontana da me. Sento di dover fare molti molti passi avanti
    per arrivare a una realizzazione.
  4. E ti senti di esprimere te stessa?
    Di sicuro quando disegno, quando realizzo un mio lavoro sono
    sicura che lì è il momento in cui al massimo esprimo me stessa e il mio essere.
    Però non sono certa di essere ancora giunta a quella potenza espressiva. Non
    sono sicura che effettivamente nei miei disegni si possa capire quello che provo,
    anche perchè io non sono sicura di capire quello che provo, quindi credo che sia una
    cosa che maturerà con la mia crescita, la mia potenza espressiva maturerà con il mio
    crescere, con il mio capire meglio. O forse no.
  5. La donna quando la rappresenti è un’immagine in cui ti rivedi o è una rappresentazione di ciò che non senti di avere?
    Mi rivedo nella figura di donna che disegno, proprio perchè sono io. Mi ci ritrovo perchè i miei disegni rappresentano me stessa o donne ideali che assomiglino a me. C’è dentro una concezione di donna mia personale in cui tendo a rivedermi. Quella sono io. Punto e basta. Ho sempre disegnato figure femminili e mi sono dovuta porre domande su qual è la mia concezione di donna, su cosa voglio esprimere, su cosa sto mirando, sulla mia opinione sulla donna. Io sono partita a disegnare nudi femminili perchè disegnavo me stessa, poi ovviamente per il fatto di essere donna, mi sono dovuta porre delle domande relative alla concezione di donna che effettivamente io ho.
  6. Che concezione hai tu di donna, che risposte ti sei data?
    La donna che ha la capacità di poter scegliere quello che vuole, del proprio coropo, del proprio modo di vivere, delle abitudini, della sua vita ed è un argomento a cui sono molto sensibile perchè sono una donna e perchè a livello sociale è evidente il divario fra uomini e donne, e penso che le donne debbano prendere molta più confidenza in loro stesse in una società che tende ad affossarci, a nasconderci.
    Le donne non devono nascondersi per questo tendo a disegnarle nude. Il nudo è un modo di esprimere quanto una donna sia libera di fare ciò che vuole del proprio corpo. Semplicemente nuda. Esautorare il nudo. Il nudo non ha un solo significato, è quello che vuole essere. Il nudo ha diversi significati. La parte più interpretabile del mio disegno. Io mi disegno nuda. Ma ciò che la persona percepisce dipende unicamente dall’osservatore. Puramente sua. Non riguarda me. Io sono semplicemente un corpo nudo. Quello che vedi in un disegno, stai guardando te stesso e la tua concezione che hai di me.
  7. La scelta dei colori, prima sembrava non li usassi, è stato un avvicinamento, una scoperta o un altro tipo di comunicazione?
    Inizialmente non li usavo. Fra i tre e i cinque anni fa. Non avevo realizzato la potenzialità del colore. Quanto siano espressivi. Posso rendere emozioni, ricordare suoni, tendo a usare colori contrastanti ma nell’impulso senza premeditazione. Emozioni, contrasti, incongruenze, conflitti che ritrovo all’interno della mia personalità. I disegni sono terapia per me. I colori mi aiutano ancora di più a sfogarmi. Quello che provo in quel momento. Penso di non aver appreso appieno della capacità comunicativa del colore. Ho ancora molta strada da fare. Ed è un mondo a cui mi sto avvicinando passo passo e a trarne i benefici. I colori sono messi a seconda di ciò che voglio esprimere. Se per esprimermi trovo consono una linea nera e basta uso quella, se è tramite un nero o un rosso, lo faccio. Dipende da disegno a disegno, dalla situazione. Se ho solo una matita nera e basta uso quella. Con ottantamila colori faccio quello che voglio.
  8. Ho trovato tantissimo stimolante l’uso delle parole all’interno dell’opera/dei lavori; pensi che a volte dare indicazioni a chi guarda possa fare arrivare all’essenza di quella creazione? E’ più un testo a supporto del lavoro o parte del lavoro/dell’opera?
    Nei miei disegni il testo è parte integrante. Non ha nessuna funzione. Ha la stessa funzione della pennellata di colore. Quello che scrivo è quello che mi passa in testa in quel momento. Quella frase è passata dalla mia testa perchè è lì che doveva essere, integrata nel disegno. Talvolta uso la parola per spiegare meglio il significato, per confondere, per me la parola è estremamente importante perchè non ha un solo scopo, può essere utilizzata in mille modi, è estremamente forte, aggressiva, conciliante, dolce, quello che mi interessa della parola. Riesce a comunicare nello stesso modo in cui riesco a disegnare, a volte sembra che completi quello che disegno, a volte non ne sento la necessità. Non per questo mi definisco fumettista. Non lo so, non ho mai cercato di definirmi, mettermi in questa categoria magari un fumettista si sentirebbe insultato. Di solito nella maggior parte dei lavori le parole sono fine a se stesse, riferite a quel solo disegno senza filo logico. Un succedersi di miei pensieri.
  9. Quali sono gli strumenti che utilizzi?
    Ipade e un’applicazione Pro Create. Olte che di pittura di tutto, dagli acquerelli ai colori a olio, tempere, acrilici, colori per tessuti, tridimensionali nei disegni.
  10. E’ l’unico mezzo che utilizzi o ti dedichi ad altre forme d’arte?
    Per questo non voglio limitarmi alla pittura. Spero di spaziare, mi sono impegnata nella scultura però vorrei approfondirlo in maniera più personale.
  11. Qual è l’opera di un altro che più ti ha tolto il respiro?
    Non ho riferimenti precisi. Certi che mi piacciono, certi che non mi piacciono. Ma di base resto estasiata davanti a qualsiasi opera d’arte. Ci muoio. Per quanto riguarda gli artisti negli ultimi anni che mi sono veramente piaciuti, dal passato ti direi Michelangelo e Caravaggio, poi facendo un salto l’espressionismo di Van Gogh, che ho sempre amato da morire, Klimt, Egon Schiele, il mio amore totale della vita, uno degli artisti più importanti per me. Marina Abrahmovic, che ha una potenza espressiva assurda. Forte simpatia e sentimenti contrasti per Damian Hirst che è un genio, ma anche un furbo.
  12. Quale opera non smetteresti di guardare/leggere..?
    Per quanto riguarda i luoghi, gli Uffizi mi hanno sconvolto. Il museo di arte moderna e contemporanea di Praga mi è piaciuto tantissimo, quello di Sarajevo ars aevi, a Londra ho visto tutti i musei che potessi vedere, viaggiando, diversi musei che mi ha fatto piacere riuscire a vedere. Anche la mostra di Damian Hirst che mi è piaciuta tantissimo, non ho mai frequentato la Biennale, ma ora ho scoperto un mondo meraviglioso. Sono innamorata persa, quella che mi ha più lasciato senza parole, una quantità di artisti immensa, culture, concenzioni. Lei mi ha lasciato senza parole, senza respiro, senza fiato. Non vedo l’ora di tornarci.
  13. Hai un sogno ricorrente?
    No, ho delle situazioni che ricorrono. Spesso sogno di scappare o di essere inseguita perlomeno, ma ho dei luoghi ricorrenti. Situazioni analoghe. Il sogno diverso, le situazioni simili.
  14. E in quali luoghi?
    Di solito spazi aperti, luoghi che non esistono che mi invento nella mia testa, pianure con montagne a caso in mezzo che non esistono o magari esistono e io non so che esistono. Spazi molto aperti, valle enormi o grotte, corridoi, sgabuzzini, stanze piccole.
  15. Quanto spazio lasci all’intuizione e quanto alla tecnica?
    Lascio spazio all’intuizione, la tecnica mi viene spontanea, una conseguenza dell’intuizione. La tecnica mi viene impulsiva, se mi viene da disegnare con le dita, disegno con le dita o a pennellate violentissime il foglio, lo faccio. Dipende dall’intuizione. Do molto peso all’intuizione. Non ricerco mai una tecnica minuziosa, molto precisa. Sono più per l’espressività, poi in certi miei disegni faccio le cose più delicate, fatte bene, ma quando dipingo di getto, no.
  16. Qual è per te la tua situazione migliore per creare? E che caratteristiche deve avere?
    In qualsiasi momento in cui mi trovi davanti a un’emozione molto forte e devo trovare un modo per gestirla. Per me disegnare è prendere buttare su il foglio, riguardare e dire ok, è successo questo, questo e questo, come faccio a risolverlo, cosa posso fare, lo posso risolvere oppure semplicemente dire, ok, è così, va bene, almeno l’ho messo su carta e so che è così. Posso fare qualcosa? no, vabbè. Ho la tendenza a disegnare strade piene di gente che è più o meno è la vita di provincia. Che faccio io come tante persone. Ho la fissa di immaginarmi la vita delle persone che vedo per strada. Chissà cosa fa questa persona nella vita e immagino, immagino, immagino. La vita notturna è una forte ispirazione. Secondo me è un riflesso della società di noi giovani, vedo noia, sofferenza, tristezza nella vita provinciale, ambizione, voglia di scappare, dalla routine, dalle solite cose. Mi è d’ispirazione l’essere umano. Mi interessa tantissimo il risvolto psicologico delle persone che incontro. Cerco di analizzare l’interiorità delle persone con cui mi rapporto o con quelle con cui non mi rapporto, immaginandola. L’essere umano è sempre stato interessante da rappresentare. Come la strada, di notte in centro. Un perfetto riflesso di una società com’è la mia, della mia generazione, dei ragazzi come me che mi circondano. La vita notturna sia il modo più consono ad esprimere quella che è la vita mia e dei giovani d’oggi.
  17. Qual è la situazione in cui ti senti Emma Emma? E ti riconosci?
    La mia stanza. Io la guardo e vedo me stessa da quando ero piccola ad adesso. Vedo il passato, la mia famiglia, la mia vita, vedo le fasi della mia vita. Ricordi. C’è stato un periodo in cui disegnavo stanze, è il riflesso perfetto di una persona. Vedo ricordi di una vita, vedo il futuro, il presente, il passato, tantissime cose di me. Anche perchè ho la tendenza ad accumulare un sacco di cose e vedo ogni mio passo, vedo la mia crescita, e che ci sarà magari anche.
  18. Qual è il pensiero più bello che potresti pensare ora?
    Di riuscire a vivere con quello che disegno. Obiettivamente penso sia l’unica cosa che ho, non letteralmente, però l’arte, il disegno è l’unico modo in cui io potrei realizzarmi nella vita. Il mio unico scopo, il mio obiettivo. Lo è sempre stato. Penso che la mia vita perderebbe di senso.
  19. Qual è il pensiero che più ti angoscia?
    L’angoscia è un sentimento ricorrente, fa parte della mia vita. Ho sempre sofferto d’ansia, in certi periodi in maniera fortissima. Ho imparato a convivere, sono una persona molto spaventata, ma l’incomprensione è la cosa che più mi angoscia, non trovare nell’altro la comprensione di qualcosa che voglio comunicare. I miei pensieri o quello che ho cercato di dire. Già ho difficoltà ad esprimermi a parole e ho sempre avuto difficoltà ad esternare i miei sentimenti, le emozioni, alle persone esterne, se non tramite i disegni. Quindi quando ho fatto la fatica di dire quello che volevo dire e accade un’incomprensione vado in tilt e impazzisco. Il rapporto con la mia immagine mi ha angosciato. E la mia interiorità. Sono una persona strana, piena di contrasti, di diverse emozioni in un colpo solo. Sono molto sensibile e sento mille cose in un colpo solo e mi mette angoscia. E spesso le persone non riescono a rapportarsi, anche perché a volte, mi rendo conto, ho comportamenti che non si sa cosa mi gira per la testa.
  20. Qual è la parte di te che Ami e quella su cui devi lavorare?
    La parte che Amo di più di me e che odio penso sia l’ingenuità. Rimango stupita davanti a molte cose. Mi appassiono anche delle minime cazzate letteralmente, mi piace concentrarmi su particolari inutili, da cui riesco a trarre qualcosa che per altri è banalità per me è una cosa assurda. Vedo le cose in una certa maniera e mi piace. Dall’altra parte non so concentrarmi su cose importanti della vita pratica e reale. Forse dovrei.. Devo lavorare di più sul disegno. Vorrei spaziare di più. Ho la necessità di affrontare nuovi stili, nuovi metodi espressivi, vorrei affrontare nuovi temi. Penso di essere ai primi passi. Vorrei riuscire a evolvermi in qualcos’altro.
  21. Se ora avessi la possibilità che il desiderio che dirai si realizzasse sicuramente, cosa desideresti?
    Realizzarmi come artista, riconosciuto, effettivo, di poter vivere con quello che disegno. Penso sia il mio desiderio più grande.
  22. C’è qualcosa che vorresti esprimere e non ti ho chiesto o non hai detto?
    Per me è importante che all’interno dell’arte le donne abbiano le stesse possibilità degli uomini e tutt’ora non veniamo riconosciute tanto quanto un uomo. Quanto sia per noi più difficile riuscire a ottenere gli stessi traguardi che gli uomini riescono ad ottenere. Piano piano ci stiamo facendo largo. Sono felice che stiamo prendendo posizioni più forti, più alte di quelle che potevamo avere prima e adesso. Ci stiamo veramente prendendo quello che ci meritiamo. Penso che l’arte futura sia donna. E’ stata sempre un’esclusiva maschile. Però sta cambiando e questo veramente mi fa molto piacere. Poi la questione della nostra generazione. Piena di gente che sente la necessità del riscatto, dell’ambizione, della necessità di cambiare. Una generazione in un mondo velocissimo, in continuo movimento e vedo che la mia generazione tenta di tenere il passo per quanto sia difficile. e sento derivarne un sacco di sofferenza, di problemi ma anche di cose positive. Con i social mette ancora più in evidenza di quanto tutti cerchino di essere il meglio di me stessi. Può essere una cosa positiva ma anche molto logorante. Basta uscire dal telefono, guardare la gente in faccia per vederlo che ci sforziamo tutti un botto.
  23. Quale musica useresti in sottofondo per parlare di te stessa?
    Io mi ritengo una completa ignorante, ho ascoltato qualsiasi cosa. Quello che mi piace lo ascolto. Forse dipende dal disegno. Puoi trovarci la trap, la musica classica, in uno De Andrè e in un altro. Non so neanche se è giusto associare gli artisti a me, che non offendo qualcuno. Non c’è un genere specifico, vado da Einaudi a Massimo Pericolo.

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