L’uomo che comprò la Luna: un viaggio alla ricerca della propria identità

Giovedì 13 Giugno, al cinema Ariston di Trieste, viene proiettato “L’uomo che comprò la luna”: film del 2018 scritto e diretto da Paolo Zucca che in questi mesi sta girando l’Italia per presentare di persona la propria pellicola. Dopo il successo del suo primo film “L’Arbitro”, nel 2013, Paolo Zucca riprende in mano la sceneggiatura di “L’uomo che comprò la Luna” che aveva cominciato a scrivere quasi 10 anni prima ispirandosi alla sua terra natale: la Sardegna.

La commedia ha inizio quando due agenti segreti italiani, Dino e Pino (interpretati da Francesco Pannofino e Stefano Fresi) vengono a conoscenza che un uomo in Sardegna abbia comprato la Luna. Gli Stati Uniti sono furiosi, essendo loro i primi ad aver messo piede e bandiera sul satellite, ed ordinano ai due agenti di scoprire il nome di quest’uomo. Ma il popolo Sardo non è famoso per la sua ospitalità; la necessità di un infiltrato credibile porta Dino e Pino ad assumere Kevin Pirelli (interpretato da Jacopo Cullin, protagonista anche del primo film di Paolo Zucca “L’Arbitro”), soldato dal mancato accento milanese che ha da tempo rinnegato la sua origine sarda. Con l’aiuto del formatore culturale Badore (interpretato da Benito Urgu) il soldato dovrà trasformarsi nell’archetipo del maschio sardo, per potersi infiltrare nel territorio ostile e scoprire chi ha comprato la Luna.

Senza dubbio definire “L’uomo che comprò la Luna” una commedia è corretto, perché è semplicemente divertente e usa tutti gli appropriati stratagemmi del caso per strappare una risata al pubblico: i siparietti con la stravagante coppia di agenti Dio e Pino, l’improbabile rapporto tra il finto milanese Kevin e il burbero Badore, la surreale rappresentazione della Sardegna e l’uso sfrontato di tutti i luoghi comuni sui sardi possono sembrare non lasciare spazio ad altro che comicità. Ma non bisogna commettere l’errore di confondere questo film con una superficiale commedia, infatti è proprio nella profondità del suo significato che troviamo il valore di quest’opera.

Paolo Zucca ci espone chiaramente due diversi tipi di società: la prima è finta e superficiale, l’interesse del più forte e l’ubbidienza del più debole sono alla base della sua struttura, mentre nella seconda il rispetto reciproco, la lealtà e la dignità personale sono i pilastri portanti. Questo è molto chiaro osservando come vengono rappresentati i diversi personaggi, sardi o meno, ma è nel percorso di Kevin Pirelli (o meglio Gavino Zoccheddu) che possiamo davvero riconoscere queste differenze.

Il protagonista si presenta inizialmente come un milanese tinto di biondo, con un evidente accento forzato e con un rinnegato passato sardo, un uomo che si identifica unicamente nella sua finzione superficiale. Tramite il rapporto con Bodero e l’immedesimazione con i valori e la cultura della Sardegna si libera di questa immagine, sostituendola però con un’altra maschera. Solo poi, quando avrà perso tutto e temerà per la sua vita, comincerà l’ultima parte della sua ricerca d’identità, e arrivato alla resa dei conti non avrà più dubbi su chi è davvero.

Noi spettatori seguiamo questo viaggio, ma il regista usa Gavino e la Sardegna solo come esempio di una ricerca d’identità che ogni essere umano dovrebbe approfondire. Liberarsi dalle menzogne e delle maschere che ci ingabbiano ogni giorno, smettere di nascondersi e vivere la propria vita con un reale rispetto verso il prossimo e dignità verso se stessi.

“L’uomo che comprò la Luna” è un film ricco: di significato, di umorismo, di talento e di umanità. Un’opera originale che eccelle in tecnica cinematografica e comica mentre coinvolge nella scoperta sia della Sardegna, la cui superficie sembra davvero lunare, sia di noi stessi.

Pierluca Campajola

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