“Mamma mia, che Maldobria!” al Giardino Pubblico di Trieste

NadiaPastorcich-42.jpg

Ariella Reggio. PhNadiaPastorcichTanta gioia e un buon sano ridere ieri sera al Giardino Pubblico di Trieste con “Mamma mia, che Maldobria!

Tra i busti dei più noti personaggi triestini d’un tempo, un vasto pubblico è accorso a sentire Ariella Reggio, Maria Grazia Plos e Adriano Giraldi nella lettura scenica di alcuni pezzi tratti da “Le Maldobrie”, una delle più famose opere della coppia formata da Lino Carpinteri e Mariano Faraguna, tanto amata dai triestini.
I loro lavori – ben conosciuti dal pubblico triestino di allora – si potevano assaporare nelle pagine de “La Cittadella”, storico settimanale satirico.
Le Maldobrie racchiudono in sé tante storie in chiave umoristica, piene di ironia, dall’ambientazione giuliano-dalmata; i personaggi rivestono le classiche peculiarità della gente di queste nostre terre, con tutte le loro mille sfaccettature. Ambientate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio della Prima Guerra Mondiale, le storie tracciano quelle che erano le abitudini e valori culturali delle persone di quei tempi, Adriano Giraldi. PhNadiaPastorcichsenza però cadere nel banale. I racconti di Carpinteri e Faraguna posseggono una grande qualità: sono scritti in maniera semplice, chiara, diretta, utilizzando un registro colloquiale popolare. Nei dialoghi emergono i linguaggi tipici della Giulia, dell’Istria e della Dalmazia.

Un’opera, questa, intramontabile, adatta ad ogni pubblico ed epoca, proprio per la sua capacità di tracciare la vera visione della realtà quotidiana a noi vicina, calcando su alcuni aspetti, con una punta di sottile ironia che non guasta mai. E chi meglio di Ariella Reggio, con la sua dolcezza e briosità, poteva conquistare da subito il pubblico con la lettura di qualche pezzo della celeberrima coppia? A farle da spalla sono stati Maria Grazia Plos, con la sua simpatia, e un brillante Adriano Giraldi.
Maria Grazia Plos. Ph NadiaPastorcichFra i tanti divertenti aneddoti legati per lo più alla popolazione chersina e lussignana, i tre attori hanno canticchiato alcune canzoni dai toni ilari, accompagnati alla fisarmonica da Carlo Moser. Grazie alla loro professionalità e al loro indiscutibile talento, la serata fin dall’inizio ha assunto un’impronta esilarante.

Dopo quasi due ore di spontanee risate e di un leggero venticello, che per un attimo ha fatto scordare il caldo afoso, il pubblico ha dimostrato il suo calore con un lungo e sentito applauso agli attori.

 

Default Gallery Type Template

This is the default gallery type template, located in:
/home/triestea/public_html/centoparole.it/wp-content/plugins/nextgen-gallery/products/photocrati_nextgen/modules/nextgen_gallery_display/templates/index.php.

If you're seeing this, it's because the gallery type you selected has not provided a template of it's own.

Mamaci – da “Le Maldobrie”

Co’ mi iero muleto, Sistiana iera landa
e mi con la mudanda, vizin de Lazareto
fazevo una tociada.

Là, rente della strada
– te se ricordi mama? – in quel, come se ciama,
bagneto assai modesto, ti con marenda in zesto
e mi cola mia togna.

Adesso chi se insogna
del Bagno popolare, del Cedas, del Pedocio?
Ghe xe Sistiana Mare, dove che i buta l’ocio
sula puta carnosa, opur cola morosa
vien sule motorine ‘sti muloni moderni,
arie de padreterni e zarvei de galine.

Mama, te se ricordi? Pescavo minudaia,
ti te cusivi i bordi de una vecia tavaia
ancora del coredo.

E sempre me la vedo
la tua man che ricama. Mi te disevo: Mama…
te me disevi: Cioci…Se se vardava i oci.

 

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

Immagini correlate:

Share this post

PinIt

Lascia un commento

scroll to top