A CASA DELL’ARTISTA: La differenza tra i Creativi e gli Artisti – Paolo Cervi Kervischer

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L’onda diventa particella nel momento in cui la osserviamo.

 

Paolo Cervi Kervischer a casa sua

Paolo Cervi Kervischer a casa sua

Prima c’è il mondo delle possibilità, mettiamola così, poi nel momento in cui noi osserviamo una cosa, questa diventa vera. Lo stesso vale per il mondo dell’arte.”

Penso che esista una vera visione dell’arte e una falsa visione dell’arte, ovvero da una parte io metto i creativi, dall’altra gli artisti. Infatti volevo farti una domanda: qual è la differenza, secondo la tua visione, tra un artista e un creativo?”

Inizia così la nostra conversazione. Paolo è seduto, come sempre, sulla sua sedia con una gamba alzata su cui appoggia il gomito per fumare il suo sigaro. Io, come sempre, sono seduta di fronte a lui sul suo divano rosso, nella sala “da lavoro”, come la chiama lui. La stanza in cui dipinge.

Rispondo che un creativo è colui il quale, dal mi punto di vista, è dotato di una certa capacità di fare delle cose che richiedono un esercizio, una tecnica. Essere creativo, dico, lo possono essere tutti seguendo degli schemi, imparando una disciplina e applicandola. Siamo tutti capaci, per esempio,  di disegnare una natura morta se qualcuno ci insegna la tecnica per farlo, magari non tutti siamo capaci di disegnarla al primo colpo, ma con un determinato esercizio possiamo riprodurla. Un artista, invece, segue un percorso che io definisco ultraterreno, fa della sua tecnica uno strumento per esprimere qualcosa che va oltre alla pura rappresentazione, diventa invece un modo di essere.

Per tutto l'oro del mondo

Per tutto l’oro del mondo – Paolo Cervi Kervischer

Bene” mi risponde: “molto bene. Ora ti dico qual è per me la differenza, che non va molto lontano da quello che haidetto tu”. Fa due boccate di sigaro e guardando in alto, come fa sempre quando pensa, mi svela la reale differenza che capisco solo in quel momento essere la unica possibile.

Il creativo” dice Paolo “si interessa a esprimere una cosa. L’artista, dall’altra parte, si interessa ad esprimere LA cosa. Quando trovi qualcuno che si interessa ad esprimere il contenuto di un’opera, esprime UNA cosa. L’artista, invece, va oltre a quella cosa per esprimere LA cosa, qualcosa di metafisico. È questa la differenza. Ed è esattamente questo che viene negato in questa società. Il problema è che la nostra è una società di creativi in cui gli artisti che si interessano DELLA cosa, di qualcosa che trascende, sono visti come pericolosi, poiché vengono infrante delle regole ben precise, prestabilite, fisse e immutabili: casa, denaro, famiglia, cose, oggetti, ecc., tutte cose che devono essere gestite all’interno di UNA cosa. Si chiama controllo. Ne abbiamo sempre parlato io e te, di questo controllo” e ridendo mi guarda, complice.

Ninfee Monet

Ninfee – Claude Monet

“Quando qualcuno, in questo caso l’artista, si interessa invece DELLA cosa, viaggia automaticamente fuori dal controllo, ovvero in quella che io ho sempre chiamato la precarietà, quel qualcosa che non ha più tenuta in questa dimensione, e quando perde la tenuta apre un’altra dimensione. È per questo motivo che poi davanti all’opera d’arte, la vera opera d’arte, vai oltre l’immagine data, quella che chiunque, come hai detto tu, può riprodurre. Andando oltre la cosa rappresentata, te ne freghi di quella dimensione che viaggia dentro UNA cosa, ma ne ricavi LA cosa. Prova solo a pensare a quante opere d’arte abbiamo nel mondo: nell’Impressionismo, per esempio, c’era una quantità enorme di opere d’arte di pittori eccezionali, che non hanno avuto però il loro riconoscimento in vita come Monet, Degas e gli altri. E questo perché la differenza stava nel fatto che tutte queste opere non avevano quella caratteristica di precarietà del pensiero artistico vero, quello che invece aveva Monet, per esempio. E perché Monet si e gli altri no? E voglio sottolineare che gli altri pittori dell’Impressionismo hanno dipinto dieci volte meglio certi paesaggi rispetto a Monet stesso, rispetto a Cézanne. Ma era qualcosa di già dato e già avuto. Era rappresentare delle immagini che già erano state inventate, pensate in un determinato linguaggio, quello di Monet, appunto. E perché? Perché Monet si è scontrato con un impossibile, con un discorso da fare, un discorso da inventare, mentre gli altri si sono messi a lavorare su un discorso già aperto.”

“L’artista è uno che sbatte la testa contro il muro dell’impossibile, mentre il creativo recupera tutti gli elementi che sono stati seminati da questi personaggi e li sfrutta per dire LA cosa, quindi il paesaggio in quel modo, per esempio, il ritratto in quell’altro modo, e lo fanno molto meglio di Monet o di Cézanne, ma non è un linguaggio loro.”

Il Dio Precario - Paolo Cervi Kervischer

Il Dio Precario – Paolo Cervi Kervischer

“La differenza stava e sta tuttora nello scontrarsi con il muro del linguaggio, dell’impossibile, un tentativo di far evadere. Il linguaggio non è altro che il messaggio; non è quello che passa dentro che è importante, ma il mezzo che te lo comunica, che è appunto il linguaggio usato, nuovo, per arrivare al messaggio. Questo è il vero artista, colui il quale si scontra con l’impossibilità di un dire.”

Ancora una volta, nel suo modo di parlare, non c’era giudizio. Ascoltandolo in silenzio, ricavavo soltanto la purezza di un sapere, la capacità rara di condividere delle riflessioni che, se non accolte con l’ascolto, avrebbero potuto risultare scomode, inappropriate. Megalomani. Invece non c’era nulla di tutto questo, bensì emergeva costantemente la tranquillità della sua consapevolezza.

 

Les Demoiselles d'Avignon - Pablo Picasso

Les Demoiselles d’Avignon – Pablo Picasso

“Picasso, per esempio, era visto come un bravissimo pittore, ma usava un linguaggio vecchio. Quando ha cercato un altro linguaggio che parte con Les Demoiselles d’Avignon, è diventato un grande artista. Quello che voglio dire è che non ha importanza che certi, molti artisti non siano stati capiti durante il loro percorso in vita, come Modigliani e Van Gogh, perché resta il fatto che hanno saputo trovare un nuovo modo di esprimere l’arte.”

“E ricordati sempre una cosa” mi dice sorridendo “per il vero artista non esiste un inizio o una fine del proprio lavoro, né della propria giornata di lavoro. L’artista lavora continuamente. È la vita stessa l’arte che produce, perché rappresenta un linguaggio, l’unico in cui è capace di esprimere la sua conoscenza e la sua consapevolezza. Per molti artisti che abbiamo anche citato, questo si è rivelato essere geniale.”

 

 

Francesca Schillaci © centoParole Magazine – riproduzione riservata

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