Il Cantastorie: Razzismo

Allestì un piccolo banchetto sul lato orientale della grande piazza. Montò e accese delle casse e vi collegò un microfono, infine ripose sul tavolino, con cura meticolosa, una pila impressionante di manifesti.
Affisse uno striscione in bella vista che recitava ‘Siamo tutti uguali perché il nostro cuore batte all’unisono’. Fatto un profondo respiro cominciò.
“Signori, signore… Vi chiedo di dedicarmi un po’ del vostro tempo, c’è un argomento delicato che va affrontato e non evitato…” Il caldo lo faceva sudare, tanto che aveva già i radi capelli bruni attaccati alle tempie.
“Io sono convinto che sia necessario che l’umanità intera comprenda quale grande nemico sia il razzismo. Noi dobbiamo capire che siamo tutti uguali, che siamo una sola cosa e che non è assolutamente importante se siamo neri, bianchi, gialli o rossi. Noi dobbiamo superare questa nostra limitazione.” una piccola folla si era radunata ad ascoltarlo.
Qualcuno scosse la testa e se ne andò, altri mormorarono parole di assenso.
“Come possiamo pensare che le nostre differenze fisiche possano essere determinanti nella separazione tra buoni e cattivi?”, riprese lui “Tra superiori e inferiori? Come possiamo chiamare i nostri fratelli ‘negri’ o ‘musi gialli’? Loro sono come noi, loro…” si interruppe, tra la folla c’erano tre ragazzi neri che scuotevano la testa, si scambiarono qualche parola poi uno dei tre chiese di poter parlare. L’uomo, che avrebbe voluto continuare il suo monologo esitò ma alla fine dovette cedere davanti alla curiosità del suo piccolo pubblico. Il nero prese il microfono “Buon giorno, vi chiedo di non offendervi o prenderla male…
Il mio pensiero è che, di base, se esiste il razzismo la colpa un po’ è anche vostra. Onestamente, come fate a dire di essere uguali a me? Siamo palesemente diversi. Il vostro limite è quello di non riuscire a comprendere che l’integrità morale non ha nulla a che fare con il fisico. Voi forzate le persone contro l’ovvio. Un pigmeo e uno scandinavo sono completamente diversi, fisicamente e culturalmente. Volete sapere chi è il migliore? Chi scegliete voi, perché è soggettivo, non ci sono usanze giuste. Sono solo il mondo in cui noi decidiamo di interpretare il mondo. La gente come voi rischia di debellare l’identità personale, vogliamo eliminare il razzismo? Accettiamolo invece di nasconderlo forzatamente.
Voi dovete capire che noi siamo diversi. C’è l’uomo africano con i suoi sottogruppi, quello asiatico con i suoi sottogruppi, quello caucasico e quello americano.
La differenza non si ferma al fisico, si spinge più a fondo quando le differenze sono culturali… Esempio banale, quanti di voi si suiciderebbero per lavare l’onta del disonore? Lo trovate un gesto stupido? Eppure la cultura giapponese lo prevedeva.
Mandereste vostro figlio adolescente da solo nella savana ordinandogli di tornare a casa solo se riesce a uccidere un leone o un coccodrillo per dimostrare di essere uomo?
Noi siamo diversi, non migliori o peggiori. Solo diversi e quando l’umanità capirà questo il razzismo sarà estinto.” era calato il silenzio più totale.
L’uomo approfittò della pausa per strappargli di mano il microfono. Era evidentemente arrabbiato e non cercava di nasconderlo, furibondo aggredì verbalmente il suo interlocutore “Tu dici il vero eppure ti fermi alla superficie. Ti fermi al giochi degli uomini, senza guardare che nel grande disegno divino noi siamo molto di più. Agli occhi di Dio noi siamo la stessa cosa. Il tuo sangue è rosso come il mio, il tuo cuore pulsa come il mio, hai un naso, due occhi, una bocca e due orecchie come le ho io e via dicendo. Questo devi capire, Dio non ci distingue e neppure noi dovremmo.” i due si fissarono per qualche secondo. Fu il negro a prendere la parola “Molti animali, senza neppure fermarsi ai mammiferi, hanno sangue rosso, un cuore, due occhi, due orecchie, un naso e una bocca… Tutte le razze animali vengono suddivise in sottogruppi. Tranne gli umani, perché se si tratta di noi non riusciamo mai a ragionare lucidamente. Non dobbiamo essere uguali per rispettarci… a meno che non si sia di mente limitata…” detto questo appoggiò il microfono e se ne andò, non dovette neppure farsi strada tra la folla perché la gente si scostava lasciandolo passare.

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