Il galateo del musicista: come evitare l’omicidio e la galera

Suonare dal vivo è la cosa più bella che esista per un musicista: tutte le ore passate a studiare i brani, i soldi spesi in attrezzatura e le prove con il proprio gruppo hanno finalmente avuto un senso. Poco importa se hai dovuto vendere un rene per sistemare il tuo amplificatore valvolare da duemila euro: finalmente sei lì, sul palco, la gente suda, balla, canta a squarciagola e ti senti realizzato.
Perché, dopo tutto, si inizia a suonare anche per la fama. Sesso, droga e rock and roll, si dice, ma non è tutto così semplice come sembra. E no, il musicista non è pagato per divertirsi. Anzi, spesso non lo pagano proprio! Ma andiamo con ordine.

Nel corso della carriera di un musicista accadono spesso situazioni infelici. Come quando, dopo aver percorso duecento chilometri con qualche migliaio di euro nel bagagliaio ti trovi a suonare anche quattro ore davanti a dieci persone per una birra e un panino. Per non parlare degli organizzatori che, approfittandosene del tuo essere “emergente”, cominciano a trattarti come un jukebox, minacciandoti di non farti vedere nemmeno una lira: «Beh dai, hai avuto gente: non ti basta la visibilità?». Meno male che esiste il pubblico. Se non fosse che anche il pubblico, spesso, è crudele: «Ma una bella mazurca non ce la fate? Eppure è facile, siete musicisti, no?», e magari sei una band di tributo ai Led Zeppelin.

Categoria che merita una menzione a parte è quella dei colleghi musicisti che, nel nome della sana competizione, tentano ogni volta di truffarti, chiedendo ai locali di essere pagati a nero per la metà del prezzo che chiedi tu con iva (le tasse valgono per tutti). O di quelli che, invitati dal tuo gruppo sul tuo palcoscenico per un fuoriprogramma, o se ne approfittano della tua immagine e del tuo lavoro e abusano della tua strumentazione pagata a peso d’oro o si permettono di fare battute completamente fuori luogo e invocare santi di ogni forma e religione al microfono perché «il mio palco e il mio pubblico lo gestisco come preferisco io».

Fortunatamente, a queste situazioni al limite dell’omicidio, c’è una soluzione ben più comoda della galera: che tu sia un musicista o un organizzatore o un semplice appassionato, consigliamo la lettura del “Codice deontologico del musicista professionista”, edito dall’Associazione Note Legali in collaborazione con S&C FeLSA CISL.
Non è una lettura complicata e prolissa, ma contiene piccole regole etiche, similmente a un nobile “patto fra gentiluomini”, che fanno trasparire i diritti e i doveri del musicista. Perché consigliarla a tutti? Perché stiamo andando incontro a pesi e misure diversi anche in ambito culturale. Certo, non tutti i musicisti sono degli stinchi di santo, così come non sempre gli organizzatori sono degli avidi Paperon de Paperoni, eppure si tende a trattare chi spende tempo e soldi nel coltivare un progetto artistico come un mero oggetto d’intrattenimento perché «il pubblico ha sempre ragione e comanda lui». Eppure, la missione di chi intraprende questa strada è un’altra: è quella di distinguersi, divertirsi e far divertire, al giusto prezzo (retribuzioni, condizioni di lavoro, visibilità). Diamo a chi fa cultura il giusto peso, rispettiamo quello che ci viene dato e, se proprio si vuole muovere qualche critica, cerchiamo di dare un senso costruttivo e non distruttivo.

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