Musica al bar: il fascino del caos (parte 1)

«Hai sentito l’ultimo brano di “inserire artista a caso”? Che schifo la musica di oggi! Chissà dove andremo a finire!». Ti sembra familiare? Dai, ammettilo: è una frase che abbiamo detto tutti almeno una volta nella vita. Ovviamente non voglio parlare di gusti personali e nemmeno muovere critiche a chi si cimenta nelle grandi e piccole produzioni di prodotti musicali, ci mancherebbe. Voglio però continuare a parlare di tempesta, di progresso. Ero fuori a cena con amici e la mia compagna, a due tavoli di distanza c’era una comitiva di professori di qualche istituto superiore. Il mio orecchio, in un momento di distrazione, coglie un discorso riassumibile così: «Chi me lo fa fare di insegnare la poesia di Montale o far leggere i testi di Gaber in classe se poi gli studenti ascoltano Young Signorino?». Ah, il tutto ovviamente accompagnato da ascolti con commenti di forte disgusto.

Conosci la storia de ‘Le Sacre du Printemps’ (‘La sagra della primavera’) di Igor Stravinskji? Se sei appassionato di balletto, saprai che questa opera è stata un punto di rottura nella storia della danza: dimenticati ‘Giselle’ e Tschaikovskji! Guarda il video con la coreografia originale di Vaslav Nijinskji del 1913: qui si pestano i piedi, ci si butta per terra, si è elemento rafforzativo e “animalesco” della musica. Ha suscitato talmente scandalo che alla sua prima, il 29 maggio del 1913 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, si scatenò una vera e propria rivolta con urla e insulti del pubblico, diviso fra ammirazione e disgusto. Oppure, ancora più conosciuto, Marcel Duchamp e i suoi ready-made, simboli del fenomeno Dada. Prendo solo questi due esempi perché parlando solamente del Novecento ce ne sono tantissimi! Noi oggi, se apriamo un qualsiasi libro di storia dell’arte o della musica, ritroviamo questi fenomeni sotto il termine “avanguardie”. Percepisco già il tuo dissenso: «Ma stai davvero paragonando Young Signorino a Marcel Duchamp? E questo lo chiami progresso?». Fammi finire…

Sono nato e cresciuto con la musica rock e, andando avanti nel corso della mia esistenza, ho affrontato varie fasi di musica associata a periodi della mia vita. Il grunge e l’heavy metal, ad esempio, mi hanno aiutato nel buio periodo dell’adolescenza perché mi ci rispecchiavo nel rumore, nei testi, nell’energia di quei generi. Magari a qualcun’altro può essere successa la stessa cosa con il rap o Max Pezzali; o sta accadendo con Young Signorino. Questo per dire che “avanguardia” era anche il “punk” degli anni Settanta, la forma sonata di Beethoven e la seconda prattica di Monteverdi! Ti ricordi quando parlavo dell’Angelus Novus l’ultima volta che ci siamo visti? Avanguardia non significa necessariamente rompere completamente con i valori del passato, ma trovare un nuovo equilibrio: uno dei fenomeni artistici rappresentativi è quello della dodecafonia di Arnold Schönberg del 1923, dove il modo di comporre musica guarda al contrappunto fiammingo del XV-XVI secolo utilizzando, però, l’intera scala cromatica: “ripudiare” il tonalismo mantenendo le sue strutture in favore di una pan-tonalità (tonalità del tutto). Ma quel “nuovo” come suona? Intanto che vado a ordinare un’altra birra, così ci torniamo con calma, ascolta le ‘Variazioni per orchestra Op. 31’…sì, Schönberg…YouTube andrà benissimo!

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