Il Cantastorie: Il Ragazzo Dal Sorriso Spezzato

Si alzò un po’ più tardi di quando avrebbe voluto, come al solito. Ciondolando si diresse fino al bagno, si liberò e si lavò i denti. Constatando che in cucina non aveva caffè, come spesso succede se non lo si compra, decise che era un’ ottimo motivo per fare colazione al bar, come al solito. Vi arrivò armato di libro, come al solito. Prese la solita tazza di caffè nero bollente, si sedette al solito tavolino vicino alla finestra che dà sul cortile e si immerse nella lettura.
Adorava navigare tra righe d’inchiostro, inabissarsi in racconti fantastici dove la sua mente finalmente trovava appagamento. Soffriva assieme ai suoi eroi, si rallegrava dei loro successi e si eccitava assieme ad essi. Provava più interesse in loro, sebbene fantastici, di quanto non ne trovasse nelle gesta di uomini in carne ed ossa. Lo eccitava di più la descrizione di cosa loro provassero per una donna di quanto il genere femminile potesse stuzzicarlo.
La tazza veniva velocemente dimenticata, condannata a raffreddarsi lentamente sul tavolino.
“Che leggi?”
Alzò di scatto la testa, contemporaneamente abbassò violentemente il libro urtando il tavolino, rovesciando così il caffè. Diede un’occhiata fugace all’ interlocutrice per poi tentare di salvare il libro e i vestiti dalla brodaglia nera e fumante che gli si avvicinava minacciosamente.
Quando tornò a cercarla con lo sguardo la scoprì seduta di fronte a lui,sorrideva divertita senza impegnarsi a nasconderlo.
“Che leggi?” Ripeté lei sempre sorridente.
Lui, ancora traumatizzato da quella violenta rottura della sua routine, le mostrò la copertina del libro, lei glielo prese di mano e lo studiò interessata.
Rimase assorta per qualche minuto, ora ne guardava la copertina, ora il retro, a tratti lo sfogliava; lui la fissava.
Le osservò le mani, delicate, affusolate; si muovevano rapide e con destrezza girando le pagine senza rovinarle.
Risalì lungo le braccia fino a vederle il busto, resosi conto della scollatura spostò subito lo sguardo sul viso, le guance gli si fecero rosse, aveva paura che lei si fosse accorta che le aveva intravisto un capezzolo sotto la leggera camicetta bianca.
Lei era ancora assorta nell’ analisi del volume, quindi lui si tranquillizzò e tornò a osservarla.
Aveva il viso affusolato, una spruzzatina di lentiggini e degli enormi occhi nocciola chiaro. Non si rendeva neppure conto del passare del tempo ora, avrebbe potuto restare imbambolato così per ore.
“Bello” esclamò lei alla fine “Credo proprio me lo comprerò” aggiunse facendogli l’occhiolino, com’era comparsa se ne andò. Lui l’ accompagnò fino alla porta con lo sguardo, poi lo diresse oltre la finestra, oltre il cortile, oltre al mondo e sorrise. Un sorriso naturale, languido con gli angoli delle labbra che tendevano verso il basso, passò la giornata seduto là, senza più leggere nemmeno una riga.

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