Introduzione alle conversazioni sulla psicanalisi: sei appuntamenti con la dott.ssa Roberta de Jorio

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Atelier Home GalleryLa psicoanalisi vi affascina, ne siete incuriositi, volete entrare in profondità nei meccanismi psicoanalitici che ci accompagnano ogni giorno? L’unica cosa che vi resta da fare e seguire la nuova iniziativa culturale dellAtelier Home Gallery di Trieste, realizzata in collaborazione con la dott.ssa Roberta de Jorio, che vi condurrà introno alla questione della psicanalisi.

Giovedì 17 marzo, alle 19.00, la dott.ssa Roberta de Jorio, psicanalista di formazione lacaniana, ha dato al pubblico un primo assaggio di ciò che verrà approfondito nei prossimi sei incontri, dove si cercherà, attraverso la pratica, di ritrovare la teoria – un po’ come faceva Freud.

Roberta de Jorio - Ph PastorcichFreud introdusse la cura della parola: ovvero permetteva ai suoi pazienti di dare libero sfogo alle parole, alle loro idee, con l’intento di rompere la barriera della morale e degli imperativi sociali che invece impedivano loro di mostrarsi, di raccontarsi. La cura è un effetto dell’elaborazione.
Inoltre bisogna porre particolare attenzione al disagio; che non significa qualcosa di negativo: il disagio è una domanda, e il sintomo è il ritorno di una questione rimossa. Il sintomo ritorna come variazione.
Ed è proprio sul tema del Disagio che la dott.ssa de Jorio si è soffermata in questo primo incontro conoscitivo.

Freud, – riportando le parole della dott.ssa de Jorio – nel suo saggio ‘Il disagio della civiltà’, sottolinea come siano proprio le complesse ed innumerevoli regole che ci vengono imposte ad accentuare la sensazione del disagio, sensazione che nasce dall’impossibile raggiungimento di una meta che si pensa riconoscibile e ben identificata. Ma esiste un differente modo per intendere quello che viene chiamato disagio? Esiste un differente sguardo, un differente ascolto, su questo ‘sentire’ che mina e complica la nostra esistenza? Ecco dunque la scommessa della psicanalisi, il differente sguardo e ascolto, la rivoluzione che essa introduce nel percepire la difficoltà di stare a ‘proprio agio’.

Roberta de Jorio, Matilde Tiriticco. Ph NadiaPastorcichTutti noi conosciamo questa sensazione di disagio; tutti noi prima o poi nella nostra vita ci siamo ritrovati di fronte a qualcosa che non va, che non funziona.

Spesso ho paragonato l’uomo all’immagine della tela del pittore Lucio Fontana – ha ricordato la dott.ssa de Jorio – in cui il taglio apre e schiude, ma impedisce allo stesso tempo di creare un supporto di luoghi comuni, di cose fatte una volta per tutte, di costruire un procedere senza sviste, deragliamenti, ritardi, sbagli, smottamenti, quindi senza certezze e sicurezze.”

La pulsione ci spinge a ricercare l’oggetto del nostro desiderio; quando riusciamo ad averlo, inizialmente ci appaga, ma poi questo senso di appagamento totale rappresenta per noi la morte; il principio di piacere è la morte. L’Eros, spinta, insieme di pulsioni, necessita una pulsione opposta: la pulsione di morte, Thanatos, che tende a distruggere le cose. Eros e Thanatos, Amore e Morte, Vita e Distruzione.

Il godimento lo troviamo nell’attraversata delle difficoltà. Ciò che si desidera è la felicità, e non di certo soffrire. La vita Roberta de Jorio. Ph NadiaPastorcichsecondo Freud è un’esperienza in cui vengono cercate queste mete.
Ma la vita, per come ci viene imposta, è troppo dura per noi: ed ecco che la “droga”, una sostanza, un qualcosa che ci intontisce, può colmare le nostre domande di felicità.
Il disagio ci porta fare, ad attivarci; e per chi non coglie questa opportunità che ci viene data, perché rivendica ancora un paradiso perduto, trova colmamento solo con la droga.
Ma anch’essa non basta, non basta mai: bisogna sempre aumentarla. La domanda è incolmabile.

La ricerca della bellezza dell’arte è un modo per soddisfare questa pulsione, per ricercare la felicità.
Inoltre troviamo alcuni casi di persone che cercano questa felicità percorrendo strade diverse: ad esempio i narcisisti investono su se stessi; poi ci sono coloro che prediligono l’azione: si mettono in competizione con l’altro; coloro che si chiudono nella fantasia: non riescono ad investire nel reale perché trovano le difficoltà, così si nascondono in questo mondo immaginario; e coloro che investono sull’amore per l’altro.

NadiaPastorcichNell’ultima parte dell’incontro la dott.ssa de Jorio si è soffermata su Lacan – psicanalista che ha ripreso gli elementi essenziali di Freud. L’io – secondo Lacan – è una fantasia che ciascuno ha dentro di sé. E l’infelicità nasce dal fatto che noi viviamo di illusioni, di fantasie.
L’inconscio dev’essere ascoltato altrimenti si procede con gli sbagli. Ciò che non si è elaborato si ripete, si rappresenta. La società vive su queste nostre domande inconsce.
Lo “sbaglio” non è altro che un tentativo per procedere. Bisogna fare ciò che si vuole – secondo Lacan – perché se no, si resta sempre nel proprio cerchio. In poche parole occorre divenire Altro da sé. L’Altro è il nostro avvenire, solo se affrontiamo le difficoltà e non restiamo nel limbo; ovvero quel cerchio in cui si stava bene, il grembo materno. Da qui ne scaturisce il complesso di Edipo.

Le sei conversazioni che seguiranno si apriranno con l’introduzione e la contestualizzazione del tema scelto, che poi verrà esplorato tramite i quesiti e le curiosità dei partecipanti.
Dal disagio della civiltà si passerà alla pulsione e il suo destino; poi al padre, il parricidio e la legge; al fantasma materno e le sue rappresentazioni; all’amore e l’odio; e a conclusione alla droga come sostanza inconscia e la sua rappresentazione.

Per maggiori informazioni: [email protected]

Nadia Pastorcich ©centoParole Magazine – riproduzione riservata.
Foto di Nadia Pastorcich

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