Paolo Mòsele e le Voci di Corridoio: un’intervista a tempo di swing

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Le Voci di CorridoioA Night for Lelio” con le Voci di Corridoio (Fulvio Albertin, Paolo Mòsele, Roberta Bacciolo e Elena Bacciolo).

Nell’ambito del Trieste Loves Jazz” – festival internazionale promosso dal Comune di Trieste e dalla Casa della Musica/Scuola 55 – il 29 luglio alle 21, in Piazza Verdi a Trieste, le Voci di Corridoio ricorderanno il Maestro Lelio Luttazzi cantando alcune sue canzoni, e regaleranno al pubblico anche qualche sorpresa. “A Night for Lelio” sarà una serata d’altri tempi, magica e ricca di swing, dedicata al grande Lelio Luttazzi: portatore sano di smoking – così definito da Enrico Vaime.

Nell’attesa di questo immancabile evento, vi proponiamo l’intervista fatta a Paolo Mòsele – ideatore e uno dei componenti del quartetto vocale “Voci di Corridoio”.

Partiamo dai suoi esordi musicali: lei ha iniziato suonando l’organo?

Sì, personalmente sono un organista, arrivo da studi classici.

E lo swing è arrivato dopo?

Lo swing è arrivato dopo, anche se già a venticinque anni ascoltavo musica swing. Queste due mie passioni hanno Lo Swing all'italianasempre viaggiato in parallelo, perché anche nell’organo – come nello swing – l’armonia è molto importante. Chi suona l’organo spesso dirige dei cori, fa esperienza corale; io, dopo sette anni di direzione di un coro, ad un certo punto ho deciso di fondere queste mie due esperienze: la vocalità e lo swing, e così ho creato il nostro quartetto alla vecchia maniera, alla “Cetra”, anni ’40-’50. All’inizio facevamo swing americano, poi ci siamo concentrati sullo swing italiano.

Infatti il vostro slogan è “Lo swing all’italiana”…

Sì, questo è uno slogan che è arrivato un po’ dopo: i nostri esordi non sono proprio del 1995, come spesso anche noi scriviamo, ma del 1990. In quegli anni non c’era la moda dello swing che ultimamente invece sta emergendo, e noi eravamo visti dai musicisti un po’ come degli alieni: allora sembrava strano che dei giovani facessero lo swing italiano.

Ancora oggi andate un po’ controcorrente, rispetto alle proposte musicali più commerciali che troviamo in giro. Il vostro stile è diverso..

Sì, decisamente, però devo dire che, ultimamente, guardando alcuni video su youtube, ho visto che ci sono tanti gruppi, magari non vocali, o se vocali che si rifanno molto al Trio Lescano, quindi composti da tre donne; quartetti misti come il nostro, con stile americano o Cetra, sono già più difficili da trovare.

Come mai avete scelto il nome “Voci di Corridoio”?

Voci di CorridoioInizialmente, in realtà avevamo un altro nome; innanzitutto eravamo in cinque, eravamo un quintetto vocale, e ci chiamavamo “Swing & Five”. È stato galeotto un incontro con Lucia Mannucci e Virgilio Savona dei Cetra, al quale scrissi nel ’92. Avevo trovato l’indirizzo e avevo scritto a loro una lettera. Loro sono stati carinissimi. Virgilio mi ha risposto – aveva cercato il mio numero sulla guida telefonica – dicendo che lui e Lucia erano stupiti che dei giovani facessero questo genere musicale.
Nel 1993 erano venuti a Torino, per presentare dei loro video d’epoca al FolkClub. In quell’occasione, è stato Virgilio a propormi di vederci un giorno prima. Li abbiamo invitati a cena e quella sera per noi è stata importantissima, perché i Cetra ci hanno dato molti consigli e raccontato tanti fatti inediti legati alla loro carriera. È stato Virgilio a dirci: “Fate questo genere musicale, non potete avere un nome inglese, dovete averne uno italiano”. Quindi ci ha proposto molti nomi, e poi i vari “Voci di…”, e alla fine noi abbiamo deciso di assumere il nome “Voci di Corridoio”.

Com’erano Lucia e Virgilio del Quartetto Cetra?Lelio Luttazzi accompagna al piano il Quartetto Cetra

Dopo esserci conosciuti siamo rimasti molto legati; io sono andato a trovarli più volte a Milano. Erano dei vulcani! Entrambi erano persone fuori dalla norma. Virgilio – che a quei tempi era un uomo di quasi ottant’anni – era vulcanico; aveva una tastiera Dx7 abbastanza complessa, collegata ad un computer, e lui continuava a produrre musica, anche se non più legata ai Cetra: Felice e Tata non c’erano più. Loro sono stati dei capiscuola. I Cetra non erano un gruppo che semplicemente eseguiva dei brani, erano dei creatori: sono stati i primi a fare la canzone parodiata, ad utilizzare armonie moderne americane nella nostra musica. Erano anche degli attori nati, pur avendo dei visi molto comuni. Insomma, erano incredibili!

Parlando di swing, Lelio Luttazzi disse:“Lo swing, per quelli che lo capiscono, è una goduria, ma si tratta di una minoranza e sarà sempre così. Ma non morirà mai.” Che cosa ne pensa?

Lelio LuttazziSì, assolutamente, ne sono convinto. Lo swing si basa sul tempo in levare, che porta a muoversi, come il reggae, che sappiamo che da sempre porta le masse a muoversi, soprattutto i giovani.
Il tempo in levare non può morire, perché porta a muoversi, non si può farne a meno. Con il passare degli anni lo swing ha avuto delle evoluzioni; dopo i Cetra, un capostipite italiano di questo genere musicale, è stato Sergio Caputo, che ha cominciato a scrivere un nuovo swing.
Ultimamente ho notato che sono in molti a provare a fare dei brani swing; per esempio Neffa, nella sua carriera, ne ha fatti alcuni.
Sono d’accordo con Lelio. Lui era effettivamente l’uomo swing; l’uomo più swing che avevamo. Oltretutto, Lelio, oltre che essere un grande pianista, compositore, era un grande cantante ed è stato il primo ad utilizzare lo scat – solo i cantanti americani come ad esempio la Fitzgerald, all’epoca, lo utilizzavano. Il fatto che lui abbia lanciato Jula de Palma, una donna con uno swing impressionante, la dice lunga.

Da bambino guardava “Studio Uno” con Lelio Luttazzi?

Sì, assolutamente! Da piccolo contrattavo i quarti d’ora con i miei genitori, per poter vedere, dopo il Carosello, Lelio Luttazzi. Lui era veramente un personaggio a cui rifarsi, un mito.
Che fosse protagonista o spalla, Lelio era sempre un grande presentatore con una simpatia innata.
Lui era molto legato a Trieste – città che, personalmente, conosco bene. Trieste è sempre rimasta un po’ ai bordi, al confine; era conosciuta principalmente per le questioni storiche, ma non tanto per le sue bellezze. Ciò che trovo molto bello è che Lelio l’abbia fatta conoscere all’Italia. Nonostante lui sia vissuto a Milano, poi a Torino e a Roma, ha sempre portato Trieste con sé. La triestinità era la sua bandiera. Lui era “il mulo triestino”.

In che occasione voi, Voci di Corridoio, avete conosciuto Luttazzi?

Edizione Straordinaria cdNoi, purtroppo, di persona non lo abbiamo mai conosciuto. Nel 2010, stavamo preparando il cd “Edizione Straordinaria” con, all’interno, due pezzi rari di Lelio: “L’importanza del Microfono” – che porteremo al concerto del 29 a Trieste – e “Totò lascia o raddoppia”, tratto dall’omonimo film. Ci tenevo molto ad avere nel disco qualche nota fatta al pianoforte da Lelio espressamente per noi; così ho contattato lo storico batterista di Roma di Luttazzi, Roberto Podio, per chiedergli se era possibile realizzare questo mio sogno. Lui ha parlato con Lelio, il quale ha accettato volentieri, anche perché aveva già sentito alcuni nostri pezzi e gli erano piaciuti molto ed era contento di aiutare dei giovani come noi.
Solo che Lelio era già malato da un po’ di tempo, e alla fine, a causa della sua malattia che gli impediva di suonare, non si è fatto niente. Lelio era comunque molto dispiaciuto.
Il nostro cd, con i suoi due brani che ho citato all’inizio, è uscito lo stesso; io ho scritto una lettera a Lelio, inserendo nella busta anche il cd, e gliel’ho spedita a Trieste, dove allora abitava. A nostra grande sorpresa, il 7 luglio, a tarda sera, mentre stavamo facendo le prove, abbiamo ricevuto un’e-mail di Lelio che diceva: “Ho ricevuto e ho ascoltato il vostro cd. Avete ‘centrato’ il carattere delle mie composizioni…Bravi ragazzi bravi davvero! Con affetto e auguri per la vostra carriera. Lelio Luttazzi”.
Eravamo fuori di noi. La mattina dopo, appena alzato, ho scoperto che Lelio se n’era andato durante la notte. Per me è stato come ricevere uno schiaffo; uno shock fortissimo! Siamo tutti rimasti malissimo. Un mese dopo ho chiamato Rossana Luttazzi, e lei mi ha raccontato che Lelio aveva ascoltato più volte il nostro cd e che gli piacevamo tantissimo. Da lì è nata tra noi un’amicizia.

Lei insieme a Rossana ha ideato il cofanetto “Il Cinema di Lelio Luttazzi”…

Il Cinema di LuttazziSì. Qualche mese dopo la scomparsa di Lelio, nel dormiveglia, ho avuto un’idea. Ero al corrente che lui avesse scritto tantissima musica per film, però non sapevo dove fosse finita. Lelio era di un’umiltà impressionante, tipica proprio della Venezia-Giulia; si riteneva addirittura un dilettante, figuriamoci. A quei tempi avrebbe potuto stampare tantissimi dischi, ma proprio per questa sua umiltà non l’ha fatto.
Ho cominciato a scaricare la sua musica un po’ qua un po’ là, a comprare qualche dvd di vecchi film, e ho scoperto che, nei film da lui musicati, c’era tantissimo jazz e tantissimo swing. Lelio è stato il primo a mettere del jazz e dello swing nei film italiani degli anni Cinquanta-Sessata.
Poi ho telefonato a Rossana e le ho raccontato questa mia idea. Le è piaciuta molto. Ovviamente non potevamo fare un cd con le musiche prese dai film scaricati, allora ci siamo messi a cercare dove fossero finite le pizze originali, se ce n’erano ancora.
Rossana ha chiamato Sergio Cossu della Blues Serge di Udine – lui aveva già fatto il cd dell’ultimo concerto di Lelio in Piazza Unità a Trieste – e poi ci siamo dati appuntamento a Trieste.
Dopo il nostro incontro, siamo andati alla Sugar dove abbiamo trovato tanto materiale, e addirittura dei pezzi con Lelio che parlava, che dava i take prima della registrazione.
Un mio caro amico, Ugo Nespolo, ha disegnato la copertina per il cofanetto “Il Cinema di Lelio Luttazzi” – che tra l’altro abbiamo presentato a Roma e ha vinto anche un premio.
Da quel momento noi, Voci di Corridoio, non potevamo non arrivare a fare un cd dedicato a Lelio.

Nel vostro cd “Speciale per Lelio” c’è anche Jula de Palma. Come l’avete conosciuta?

Speciale per Lelio cdÈ una storia particolare, che ha dell’incredibile. Si sono legati assieme degli strani fil rouge.
Jula è una delle mie cantanti preferite; come cantante italiana era sicuramente meno conosciuta di Mina, ma è stata a tutti gli effetti la signora del jazz. Se si nomina Jula de Palma a una persona di una certa età, sicuramente ricorderà: “Tua, tra le braccia tue…”, il pezzo scandalo di Sanremo (del 1959 n.d.r.)
Pochi sanno invece che lei era una vedette internazionale; al contrario di tante altre cantanti italiane, lei allora faceva già tournée: andava un mese a L’Avana, poi a Parigi…insomma girava il mondo come voce italiana. Ha iniziato con Lelio Luttazzi, poi ha lavorato con Gianni Ferrio.
Mentre stavamo preparando il cofanetto “Il Cinema di Lelio”, abbiamo trovato delle registrazioni di canzoni cantate da Jula giovanissima; lei aveva cantato anche nelle sessioni di film con Lelio, era pure la cantante della sua orchestra.
Parlando con Rossana le ho detto che mi sarebbe piaciuto poter scrivere a Jula de Palma. Lei si ricordava che Lelio si scriveva con Jula – la quale da quarant’anni vive a Toronto – e, cercando tra i contatti del marito, ha trovato l’e-mail di Jula e me l’ha data. Ho scritto così un’e-mail un po’ timida (sorride) a questa grande cantante e dopo neanche un giorno mi ha risposto con una lunga lettera dicendomi: “Caro Paolo, sono molto felice di conoscerti, però devi sapere che io vi conosco già”. Io mi sono detto: “Jula de Palma ci conosce?”. Non mi sembrava vero.

Come mai Jula conosceva già le Voci di Corridoio?

Gianni Ferrio accompagna al pianoforte Jula de Palma insieme al maestro Lelio Luttazzi (1964)Anche qui si tratta di una storia che ha dell’incredibile. Una mia amica d’infanzia – la regista dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino – è andata insieme ad una sua amica – figlia della più cara amica di Jula – a trovare Jula de Palma a Toronto.
Negli anni Cinquanta, Lelio aveva l’Orchestra a Torino e spesso Jula, allora giovanissima, faceva la spola tra Milano e Torino per registrare con Lelio. Mentre era a Torino stava a casa di un’amica, che era la mamma dell’amica della regista di cui ho parlato prima. Questa mia amica, senza che io ne sapessi niente, ha parlato di noi, delle Voci di Corridoio, a Jula, che, curiosissima, è andata a vedere alcuni nostri brani su youtube. Perciò Jula ci seguiva già da tempo, senza che noi lo sapessimo.
Da quando ho scritto a Jula, io e lei siamo diventati molto amici; ho un ottimo rapporto anche con suo marito Carlo. Ogni settimana, da ormai cinque anni, ci sentiamo su Skype, per scambiarci un saluto. Tra noi è nata proprio una bella amicizia.
Quando stavamo preparando il cd “Speciale per Lelio” ho provato a proporre a Jula di cantare un brano di Luttazzi. Ero molto intimidito nel farle questa richiesta, perché sapevo che lei non cantava più da tempo, ma Jula si è dimostrata da subito disponibile: “Come tu sai, ho smesso di cantare negli anni Settanta, però, per una questione di affetto per te e di grande affetto per Lelio, questa cosa la faccio volentieri. Proverò a vedere cosa ne esce fuori”. E da un brano che dove cantare, alla fine ne ha cantati due.

Molti dimostrano un grande affetto per Lelio; è bellissimo vedere che sono ancora in tanti a ricordarsi di lui…

Ma non solo: nel mondo dei musicisti, soprattutto in quello dei jazzisti, Lelio ha un’altissima considerazione. Tantissimi pianisti – come ad esempio Bollani – hanno un grande rispetto per lui; per loro è un’icona, il capostipite. Anche se il jazz è cambiato, il modo di suonare ha avuto delle evoluzioni, Lelio rimane lo swinghista vero e proprio.

Voi, Voci di Corridoio, siete già stati a Trieste…

Io sono venuto tante volte a Trieste per questioni personali, ho tanti amici qui. Come ho già raccontato prima, ero venuto a Trieste per lavorare al cd “Il Cinema di Lelio” con Gabriele Centis, nello studio della sua scuola di musica. Invece noi Voci ci siamo stati un anno dopo la scomparsa di Lelio, in occasione della serata a lui dedicata e presentata da Dario Salvatori, tenutasi nella Sala Tripcovich. C’era tantissima gente.

Che emozioni avete provato a cantare nella città di Lelio?

Ci ha fatto un certo effetto, anche perché abbiamo cantato a casa sua, quindi è stata un’emozione particolare essere lì, quella sera. Ora ritorniamo a Trieste portando, tra le altre, alcune famosissime canzoni di Lelio come El can de Trieste e Ritorno a Trieste. Per noi è un onore essere stati scelti per il concerto del 29 luglio. Il cd “Speciale per Lelio” è per noi molto importante: arrivare a presentarlo a Trieste, nella città di Lelio, da dove tutto è partito, è il massimo.

Paolo MoseleUn saluto per gli amanti dello swing.

Un saluto per gli amanti dello swing? Io vorrei fare piuttosto un saluto per quelli che lo conoscono poco. Ascoltare lo swing è una cosa non solo salutare, ma direi che è quasi taumaturgica.
Noi vediamo nei concerti la reazione che lo swing suscita nella gente: nessuno riesce a stare fermo, in particolar modo i bambini. Lo swing ha un suo fascino intrinseco, non sai il perché, ma ti porta a muoverti, a cambiare le emozioni. Nello swing, sopratutto in quello di Lelio, degli anni Cinquanta, è racchiuso tutto quel mondo fatto di rispetto, di eleganza, di eleganza nei modi, nel modo di vestire, nel rispetto verso gli altri. C’era un po’ questa classicità, che troviamo anche nella musica classica.

E poi c’era quell’ironia che adesso non c’è più…

Esatto! Lelio, per me, racchiude il legame tra la sua eleganza televisiva, la gardenia bianca all’occhiello e il modo di muoversi, il modo di parlare. Nello swing troviamo tutto ciò: troviamo quel mondo, quell’Italia che era fatta di grandi persone, di grandi personaggi, di grande rispetto.

È un’Italia che un po’ manca…

È un’Italia che manca, assolutamente. Il fatto che anche tu, più giovane di me, abbia questa percezione, vuole dimostrare che non si tratta di nostalgia del passato di quelli che sono vissuti nel periodo dello swing, come me – io sono degli anni Sessanta. Ultimamente vedo a Torino molti giovani ballare lo swing, vestirsi un po’ d’epoca, o comunque eleganti, anche nei modi, in controtendenza con quelli “svaccati” di adesso. Io credo molto nella nuova generazione.

Ringrazio Paolo Mòsele per questa intervista a tempo di swing.
Nadia Pastorcich ©centoParole – riproduzione riservata.

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