Fotografando l’immaginario: Cristina Coral

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22 maggio ad un passo di Ponterosso, in un caffè, incontriamo Cristina Coral, parliamo di fotografie e di immagine.

Da quanto fotografi, Cristina?

Il mio interesse per la fotografia e’ piuttosto recente. Ho iniziato nel 2010, da allora questa passione e’ stata sempre piu’ forte…

Direttamente con il digitale?

Si, la fotografia per me, è stata subito digitale. Ho approfondito alcune tecniche fotografiche, proprio con dotART, con il vostro corso base di fotografia diretto da Stefano Fiori, molto preparato, paziente e disponibile.

Qualche suggerimento per migliorare il corso? Già che ci siamo, te lo chiedo.

Come in tutti i corsi si possono trovare sempre dei margini di miglioramento, in linea generale comunque il vostro è ben strutturato.

Qual è stato il tuo percorso fotografico?

Ho iniziato a fotografare durante qualche mio viaggio, soffermandomi spesso sulle

architetture, geometrie e prospettive, anche la strada mi ha stimolato sempre molto, penso sia quasi un percorso obbligato per poi con il tempo fermarsi , identificandosi.

Da alcuni miei scatti ‘giovanili’ è nato un progetto esposto al ‘MITI Café’ di Trieste. Tre miei scatti per percorrere un itinerario in un mondo promesso all’individualità solitaria, al passaggio, all’effimero… arrivando così al tema scelto: ‘Non Luoghi’, entrando così in un mondo dove non si abita e non si relaziona e dove la sensibilità, la percezione e l’immaginazione si modificano per mezzo della tecnologia.

Cos’è la fotografia per te, Cristina?

Un grande oggetto di narrazione e di testimonianza. Un mezzo di comunicazione potentissimo. Personalmente un mezzo per scoprirsi e per scavare dentro se stessi, per poi alla fine identificarsi. Nella fotografia c’è un prima e c’è un dopo, l’istante non esiste.

Fai solo foto d’architettura?

No, assolutamente. Ritratti di bambini, di donne e moda… nei miei scatti la figura femminile è il punto focale.

Lavoro con modelle, la cura dello Stylist è piuttosto impegnativa, luoghi, stili, abiti, atmosfere mi coinvolgono molto ogni volta e vanno studiati dettagliatamente assieme ad alcuni miei collaboratori.

Ho avuto riscontri molto velocemente e questo mi ha dato molta gratificazione. Alcuni miei lavori sono stati pubblicati, ho lavorato per qualche campagna pubblicitaria, qualche redazionale, foto del giorno, ‘Best of’ in Vogue Italia (sito Web), ‘Big Shot’ in Fotoblur, ‘Member Selection’ in Art Limited, ‘Flickr Selection’, ho collaborato ad un progetto di una giovane Fashion Stylist dello Ied, una mia foto è stata selezionata per l’esposizione al Convivio 2012 da Vogue Italia e Mac Cosmetics al Contest ‘’A redLipstick for Convivio 2012’’.

Ho avuto l’opportunità grazie a questi importanti portali fotografici di conoscere molti artisti fotografi del mondo, talenti giovanissimi soprattutto dell’est che stimo per la loro semplicità non stereotipata, non condizionata forse perchè molto lontana dalla nostra cultura. Molto è accaduto cosi’ rapidamente, in poco tempo: vuol dire che era qualcosa che avevo dentro.

Moda, quindi per te?

Fashion e onirico anche, per ora cerco di raccontare una mia storia, mi lascio ispirare dai ricordi del passato, dalla natura e da tutto quello che ho accumulato nella mia vita, da tutto cio’ che ha contaminato la mia sensibilita’, influenzandomi talvolta anche inconsciamente. Anche il pensiero di mio padre Giampaolo, che era un musicista rientra senz’altro nel mio bagaglio emozionale ed il suo ‘essere artista’ vivrà sempre in me.

Cosa cerchi nella donna, nelle tue fotografie?

A volte la bellezza, ma non come unica cosa. Altre volte l’imperfezione, il vissuto di uno sguardo, la malinconia. Amo le atmosfere evanescenti ma anche la delicatezza di un dettaglio. Ho un intero album di dettagli.

La fotografia è arte?

La fotografia diventa un’arte quando ti lascia qualcosa.

Le tue foto più care?

Non ho un immagine a me piu’ cara, diciamo piuttosto che in molti dei miei scatti mi ritrovo e che alcuni dei miei scatti mi rappresentano.

Della fotografia ti interessa anche la tecnica?

Sicuramente meno del resto. Mi interessa di piu’ la parte espressiva.

Che cos’è l’immagine, secondo te?

È comunicazione e testimonianza ma rimane comunque ‘un’idea’ di realtà.

Colore, o bianco e nero?

Dipende dal genere. Diciamo che prediligo il colore, si può convertire in bianco e nero, una possibilità in più, che può sorprendere.

E l’arte digitale? La post produzione, Photoshop, secondo te? Quanto sono leciti?

L’arte digitale è mediata dal computer, può essere negativa ma anche molto positiva, è sicuramente comoda ma bisogna fare attenzione a non appiattire la realtà. Una cosa è l’arte vista dalla multimedialità, una cosa è creare un’espressione artistica per mezzo dei nuovi mezzi di comunicazione, mutando cosi’ anche il nostro sguardo nei confronti della realtà. Cose radicalmente diverse. Ottimizzare una fotografia è una cosa, e direi, perché no. Trasformare una fotografia è diverso, la spinta eccessiva verso la perfezione non è reale, dice poco, è effimera.

Io non amo molto i ritocchi, se intervengo su una mia foto, intervengo più sulla luce, bagliori, filtri, diciamo sull’atmosfera.

Che ne pensi della proposta francese di contrassegnare, in maniera molto evidente, le foto post-prodotte come ritoccate e non reali?

Mi sembra eccessiva, non ha senso, ci rendiamo conto, guardandola di quanto una foto è ritoccata o no. Non penso ci sia bisogno di contrassegnarla. L’importante è, ti ripeto, non appiattire la realtà.

Stampi le tue foto?

Stampo poche foto, le mie preferite. Qualche volta penso al rischio di avere le mie foto digitali solo sul computer, e se dovessi perderle, sarebbe un dramma. Voglio dirti però, che ogni volta che ho finito uno shooting penso già alla prossima cosa da fare, alla prossima storia da raccontare, e quindi un ricominciare continuo. Forse è per questo che stampo poco. Mi distacco subito da quello che ho fatto per proiettarmi verso il prossimo racconto.

Il tuo fotografo preferito?

Stimo Sarah Moon e la sua magia sognante, la trovo enigmatica e affascinante. Tim Walker, in ogni sua immagine c’è una storia fantastica. Saul Leiter e le sue sfumature colorate.

Che cos’è l’invidia, per te, Cristina?

Purtroppo ci hanno insegnato a fare paragoni a tal punto che ci hanno condizionato a paragonare sempre. Basta smettere di paragonarsi! L’invidia scompare … Allora sai che tu sei tu e nessun altro, e che non occorre che tu sia diverso.

Chi sei?

Un emergente, innamorata di questo strumento. Continuerò a fotografare, a sperimentare, ad emozionarmi e identificarmi nelle mie fotografie. Per ora sono qui. E continuo a raccontare storie.

Roberto Srelz

 

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